pensieri

Discrezione. Devi mangiare polvere per capire che sta tutto lì.

Il video o la canzone  per sprofondarsi sono quest1 – come sempre.

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Ho chiuso la porta della cucinotta che da verso camera da letto. Gli ospiti venuti da lontano dormono già e io ho deciso di vagare con la mente, contorto nello scomodo di un divano che lotta per raggiungere manco i tre quarti della mia altezza.

In questa serata di rum e bicchieri di vino, in cui ti racconti il passato e il futuro con amici che non vedi da tempo, cadi spesso nel gioco – non banale –  di ripetere a tonfi cadenzati i tuoi progetti: non tanto per rendere partecipe chi ti ascolta ma per convincerti. Convincerti che stai per fare la cosa giusta.

Voglio scomparire. Questo è quanto, per un po’.

Ti accorgi che vuoi defilarti quando sai di aver esagerato. Quando provi l’esaltante sconforto di aver capito un tuo difetto. Senza farne una tragedia la realtà è che quando vuoi scomparire, come nel mio caso, non è per un “alternativo” odio per le apparenze ma esattamente il rovescio: è il sintomo di un amore profondo per il mondo. Leggevo qualche giorno fa un libro legato alla bellezza dell’ essere discreti:

E’ una questione di prospettiva: finché rimanete vicini a voi stessi, così come vicino ai bisogni degli altri, e nel tentativo costante di anticiparne gli sguardi e le aspettative, non sapete più vederli né ascoltarli. Viceversa quando non c’è più né se né altro, la prospettiva si allarga è il mondo appare meravigliosamente molteplice, decentrato, lontano, percorso da mille linee di fuga che corrono verso l’ infinito

Certo mi faccio ridere e, credo che ognuno di noi abbia avuto questa sensazione una volta nella vita. Sai che dici una cosa ma spesso e volentieri ti comporti e agisci all’ opposto. I social, in questi ultimi anni, per me sono stati un collante fra me e chi amo, sempre in viaggio, sempre lontano. Con il cuore in mano per avvicinarmi ma con il cuore in mano pompi poco nel corpo – e vai lento. E perdi cose – spesso persone.

Poi guardi indietro, scorri con il mouse la tua bacheca azzurra e bianca e vedi quante cose potevi, amorevolmente evitare. Quanti gran cazzi tuoi hai reso pubblici per la disarmante voglia di dire Appaio dunque Sono. Forse per chiedere semplicemente un accenno di approvazione o un velato: aiuto tu che ne pensi?

 

In un diario molto più importante di questo, Kafka scriveva ” Nella lotta fra te e il mondo, vedi di secondare il mondo”. Che nel mio gergo da zarro di periferia, l’equazione letteraria si potrebbe svolgere in un più semplice: abbassa la cresta, i tuoi problemi vedi che sono ridicoli e prendi quello che il mondo ti da e assecondalo.

Smetti di esistere a forza. Stattene in silenzio e vivitela, come quando la notte guardi di nascosto per ore la persona che ami dormire. Lei non lo sa ed è stupenda come non mai perché non sta dimostrando nulla a nessuno ed è lei nella sua unicità e tu idem, solo con te stesso. Fottutamente discreto. Quante volte lo avete fatto ? Io ogni volta che potevo.

Metti il privato in un cassetto privato, chiuso a chiave. Questo dovrebbe essere il mio obiettivo da domani quando si riapre gli occhi. Non sarà il villaggio africano in cui andrò, non saranno le ferite e non sarà la voglia di ricominciare.

Giusto la voglia nascosta che abbiamo di starcene discretamente in silenzio.

The shallower it grows
The shallower it grows
The fainter we go
Into the fade out line
The shallower it grows
The shallower it grows
The fainter we go
Into deeper down

 

 

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