pensieri

Back to Life

( si legge con questa canzone qui: )

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Vent’anni.

Ricordo l’ aria fredda e pungente della Cracovia del 2000. Avevo giusto un gubbino di pelle nera molto sottile. Poi quel maglioncino che mia madre mi ordinò di mettere quando da un giorno all’ altro le dissi: io domani parto.

Ero molto sensibile alle atmosfere sconosciute. Non che non lo sia ancora, ma riuscivo a raccogliere meglio ogni spunto positivo gettato per strada da qualcun’ altro. Gli anni passano ed il bagaglio di rimorsi ed errori ti si avvolge addosso. Fa da scudo; forse da freno. Questa è poi la grossa differenza che ritrovo fra un ragazzo ed un uomo.

Mi ero appena tatuato un drago, che partiva dal bacino per strisciare fino all’ inguine. Quando mi ritrovai al Wawel la ferita sanguinava ancora. Sia quella del tattoo che del motivo per cui lo feci. Pagai 50 grosce per scendere quelle interminabili scale a chiocciola che sfogano nella grotta del Drago. Ero del tutto all’ oscuro che fosse il simbolo della città, e le mie manie romantiche miste al fascino per l’ esoterismo mi rapirono. Ricordo che quel giorno li camminai per ore sotto la neve, per il quartiere ebraico, per la piazza del mercato, fino alla periferia più estrema della città: Nowa Huta. Un agglomerato di blocchi sovietici che ti accoglievano immensi per presentarti l’ orrendo mostro dell’ acciaieria voluto dai russi per piegare il fascino della città polacca. Gli andò male.

Dopo sedici anni mi ritrovo a fare lo stesso percorso e sorridendo mi rendo conto di essere nel medesimo stato d’animo. Incredibile come alcuni pensieri, fatti ad alta voce quel quasi ventennio fa mi tornino in mente, identici. Sono solito farmi domande e rispondermi ad alta voce quando cammino. Non credo di essere l’ unico.

Ora però notavo quanto pesa il sacco pieno di risposte che ai tempi non avevo.

Quanto dura questo momento in cui vuoi soffrire ?

Questi momenti in cui potresti tranquillamente voltare avanti e scoprire l’ immensità di ciò che non hai e che è ampliamente a portata di mano. Ma tu no. Tu vuoi stare lì e goderti il tuo momento di sofferenza. Ora chi non si obbliga a non aver rimpianti ? Chi non piange dietro a rimorsi per errori fatti banalmente nel passato ?

Sopratutto chi non si convince che lo spettacolo della vita, nel bene o nel male, tradisce sempre le sue attese ?

Schopenhauer mi spiegava: soffrire e soffrire per la mancanza di qualcosa, sono la stessa cosa.

Il dolore è congenito alla volontà. Per questo parlava della tragedia della vita. In essa è congenita la necessità di volere. Volere una stabilità, volere un amore perfetto, volere un lavoro e una casa.

Volere dei segreti.

Il solo fatto di volere ti porta una volta raggiunto l’ obiettivo a disilluderti. “Il raggiungere qualcosa di desiderato coincide con l’accorgersi che esso non valeva la pena di tanto sforzo: il valore prospettato è sempre infinitamente maggiore di quello effettivo.”

Minchia se era pessimista, oltretutto egocentrico: “Io coincido con le mie gioie e sono insensibile ai sentimenti altrui.”

Pessimista ed egocentrico era. Ma fottutamente nella ragione.

Ai tempi ricordo stessi aspettando che il mio amico Wojtek tornasse a casa e mi fermai a mangiare in uno dei numerosi bar mleczny. Un posto che allora era ancora una vecchia istituzione: una mensa per poveri. Cucina polacca, con donnine polacche che facevano le zuppe e i piatti tipici per pochi zloti. Attualmente non è altro che una catena di ristoranti per lo più dedicata agli studenti, dove si mangia ancora a cifre modestissime.

Mi soffermavo sui guanti sgualciti di alcuni ospiti. La stoffa sporca e logora raccontava molto di più di quanto volessi sapere. C’erano tutti i desideri base lì: un pasto caldo, un posto caldo, un sorriso strappato. Sì, li sì c’era sofferenza soffocata da dignità. Quest’ ultima che io ancora sto cercando  e, che una volta raggiunta, vorrei non mi deludesse.

Circa vent’anni dopo , ho affittato questa casetta silenziosa e calda vicino al centro, nella Dluga, legno ovunque – come piace a me. Fuori nevica, ho ammucchiato vicino al letto tutti i libri che sto leggendo. Mi siedo ogni tanto davanti al pianoforte e provo imbarazzato a toccare qualche tasto e replicare il motivo centrale di Back to Life di Allevi. Per mesi difatti mi sono sentito in coma. La dignità persa o forse rubata non lo so. Sono sbadato dalla nascita. Ad ogni legato ben riuscito sorrido pensando a quanto ogni nota, come ogni esperienza, ha la possibilità di essere seguita da un suono congeniale, da un comportamento, che crei un sentimento che ti obblighi a voler andare avanti. Che ti obblighi a tornare a vivere. senza farne una tragedia – che ti faccia tornare a sorridere.

Ecco su questo Schopenhauer si sbagliava. Se desideri tornare a sorridere, una volta raggiunto l’ obiettivo, non ne puoi rimanere deluso.

Perché stai sorridendo.

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